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Cara Giulia,
se stai leggendo questa lettera è perché hai aperto il tuo diario.
Quello che ti ho regalato prima che partissi, con la scusa del viaggio, e con la verità che le foto trattengono l’istante… ma le parole decidono cosa salvare.
Le foto sono brave a congelare la versione migliore di noi.
Le pagine, invece, ci vedono al buio. Senza trucco e senza inganni.
Le parole restano, per questo adesso sei qui, a inseguire i miei pensieri tra queste righe.
E allora te lo dico senza girarci intorno: so già come funziona la vita.
Tu parti. Prometti che tornerai. E tornerai, certo, solo che non sarai più tu.
E la tua nuova vita non avrà più lo stesso spazio per la versione di me che conosci ora.
Ti starò stretto. Come una maglietta che hai amato, ma che non ti entra più.
Lo so io, e un giorno lo saprai anche tu, probabilmente nell’ultima pagina di questo diario.
Mi hai chiesto tre fotografie da portare con te, quelle mi hai detto che stringerai al cuore tutte le sere
Ci ho pensato un po'.. e poi ho scelto quelle che rappresentavano interamente la nostra storia.
La prima foto è quella della festa dei diciotto di Fabio.
Un delirio di flash, sorrisi storti, bicchieri alzati.
Tutti guardavano l’obiettivo, io no. In mezzo a venti ragazzi, ero l’unico che guardava altrove, guardavo te.
E nella foto si vede chiaramente, anche se non lo sapevi ancora, il mio cuore scoppiava per te.
La seconda foto è la nostra prima fuga.
La macchina di mio padre, prestata con quella frase "stai attento" che sembrava una minaccia.
Potevamo andare ovunque, abbiamo scelto il Lago Azzurro di Bardonecchia.
Te lo ricordi? Quel giorno ci siamo convinti che lì nascessero le fate.
Io avevo paura di ogni curva, di ogni tornante, di tutto quello che era "nuovo".
Mi hai messo una mano sulla gamba e mi hai detto “Coraggio”.
È una foto che non ha bisogno di didascalie, perché dice l’unica verità che conta è che accanto a te non avevo più paura di niente.
L’ultima foto, quella di domenica, è un nostro selfie.
Il più banale, il più crudele.
Due persone che brindano alla tua partenza. Due persone che fingono di festeggiare.
Abbiamo sorriso, abbiamo fatto l’amore, e io ho sentito la tua pelle correre lungo la mia come se volesse aggrapparsi all’ultimo pezzo di mondo che conosceva.
Non ce l’ho fatta a dirtelo allora, ma te lo dico adesso: quella pelle d’oca, quella tua, io non la ritroverò più in nessun’altra.
Ed è questa l’unica promessa che posso farti prima di salutarti.
Non "ti aspetterò". Non ti dirò "scrivimi". Non le frasi di chi resta fermo sperando che l’altra persona resti com'era.
Io ti prometto solo questo: ti custodirò il profumo della tua pelle come si custodisce un’estate che non tornerà più, ma che non si dimentica mai.
Chiuderai questo diario un giorno, Giulia.
E capirai che questa lettera non è un addio.
È una fotografia anche lei: l’unica in cui non abbiamo finto niente.